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Barbara Laudato
Le rovine di Willmoth
Le rovine di Willmoth
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"Il volto di un uomo senza belletto equivale al vederlo nudo spiando attraverso il buco di una serratura. Significa abbassarsi davanti alla sua porta e accostare il volto all'asse di legno che separa lui dal tuo corpo e viceversa. La cipria è una porta chiusa, un abito sontuoso, una rara falsità, è paragonabile al silenzio e alla nebbia torbida".
Devonshire 1668
Sarebbe riduttivo per Greta pensare che il Duca di Willmoth sia un libertino. Forse è già stata presa al laccio e non ne ha consapevolezza, ma crede di vedere in lui una possibilità, un modo per slegarsi dal tumulto che è in grado di scatenare e che inevitabilmente, con la sua mente e l'abilità della sua parola, sembra ogni volta prevalere.
L'incanto del dettaglio, il modo in cui induce alla cedevolezza, le serrature e i sussurri. In una terra velata dalla foschia, sul mirabile sfondo di un paesaggio pittoresco, accedere alla mente di una giovane donna intimista, che osserva in silenzio la presenza di un duca votato al libertinismo, espone alla vulnerabilità dei sensi e all'esigenza di proteggerli.
Liberamente ispirato a John Wilmot, secondo Conte di Rochester, nobile, poeta, drammaturgo, letterato, militare e cortigiano inglese, questo racconto apre alla conoscenza del piacere torbido e della devozione ad esso attraverso la presa della mente, della coscienza, dell'inganno.
Il racconto, pur se parte di una serie, è autoconclusivo.
Devonshire 1668
Sarebbe riduttivo per Greta pensare che il Duca di Willmoth sia un libertino. Forse è già stata presa al laccio e non ne ha consapevolezza, ma crede di vedere in lui una possibilità, un modo per slegarsi dal tumulto che è in grado di scatenare e che inevitabilmente, con la sua mente e l'abilità della sua parola, sembra ogni volta prevalere.
L'incanto del dettaglio, il modo in cui induce alla cedevolezza, le serrature e i sussurri. In una terra velata dalla foschia, sul mirabile sfondo di un paesaggio pittoresco, accedere alla mente di una giovane donna intimista, che osserva in silenzio la presenza di un duca votato al libertinismo, espone alla vulnerabilità dei sensi e all'esigenza di proteggerli.
Liberamente ispirato a John Wilmot, secondo Conte di Rochester, nobile, poeta, drammaturgo, letterato, militare e cortigiano inglese, questo racconto apre alla conoscenza del piacere torbido e della devozione ad esso attraverso la presa della mente, della coscienza, dell'inganno.
Il racconto, pur se parte di una serie, è autoconclusivo.
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